Vincitori del concorso “Garuzzo”

Gli allievi del “Balbo” ottengono i primi tre premi del concorso di filosofia “Ezio Garuzzo” di Alessandria

Premio Garuzzo con quattro gatti. «Schiaffo» a Eco

 Emma Camagna

Gli studenti degli istituti superiori in genere e quelli alessandrini in particolare conoscono Umberto Eco? Lo amano o lo hanno amato? Lo ricordano? L’hanno letto quando era in vita o hanno avuto almeno la curiosità di farlo dopo la sua morte, avvenuta solo un anno fa e di cui si è occupato il mondo intero? Tutti interrogativi più che spontanei a fronte dei risultati del premio istituito oltre vent’anni fa e intitolato al preside del «Saluzzo», il professor Ezio Garuzzo, uomo di grande cultura.
Ezio Garuzzo viene puntualmente ricordato con un concorso letterario riservato a chi frequenta le medie superiori. Era a carattere regionale, ma nonostante la vasta divulgazione riservatagli e il tema di grande attualità, ha registrato l’adesione di soli venti studenti di appena quattro istituti: il Saluzzo di Alessandria unificato al Plana, l’Europa Unita di Chivasso, l’Istituto Alfieri di Asti e il Balbo di Casale, che comprende Scientifico, Scienze umane, Linguistico, Classico. Nessuno, dicasi nessuno, del Plana di Alessandria ha ritenuto opportuno partecipare. Il tema da proporre all’attenzione della giuria era riservato a Umberto Eco, in particolare a «Il nome della rosa», il suo primo e più celebre romanzo apparso nel 1980 a cui sono stati riservati fiumi di parole. Occorreva presentare «un elaborato filosofico partendo dal libro e da una serie di spunti presi dal testo». Sarà pure stato un lavoro non facilissimo, ma la materia prima non mancava certo e soprattutto la possibilità di documentarsi con ampia facoltà di scelta. Così avranno, giustamente, pensato gli organizzatori del «Garuzzo» all’atto di scegliere questo tema, ma il risultato è stato a dir poco deludente. E a vincere i tre premi in palio (un attestato e una serie di volumi di Umberto Eco) sono stati tre studenti del «Balbo» di Casale, precisamente Gloria Gardini, Roberto Ingrao e Rachele Magrini. Nessuno di Alessandria, patria dello scomparso professore-semiologo-scrittore-saggista, che tutto il mondo ha ammirato e ci ha invidiato. Quale relatore alla cerimonia di premiazione è stato chiamato il professor Pietro Rossi, docente di Storia della Filosofia medievale dell’Università di Torino, che ha scelto come argomento «Homo ludens: lo sguardo disincantato e ironico di Umberto Eco». Ha parlato in un’aula magna mezza vuota. Spettacolo desolante. E pensare che avrebbe dovuto essere un’occasione ghiotta per chi segue studi classici.
[E.C.]

 

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