Costanza, dal Connecticut

Il mio anno a Westport, Connecticut.

Esattamente un anno fa ho salutato i miei amici, la mia famiglia e tutto ciò  che era la mia quotidianità  per imbarcarmi in quello che si e’ rivelato il viaggio più straordinario della mia vita, l’anno più  intenso, l’avventura più emozionante.

Sono salita su un aereo il 22 agosto 2016 col cuore pieno di curiosità, ma anche un po’ di ansia e preoccupazione: “E se non sarò  in grado di comprendere quando mi parlano? E se non starò  simpatica alle mie famiglie, ai ragazzi che incontrerò a scuola?”

Tutto era nuovo per me! La prima cosa che ho visto negli Stati Uniti è stata New York City, che mi ha accolto come se fosse casa, piena di etnie, colori, odori e musiche diverse; ero negli USA da soltanto pochi minuti e il mio cuore già gli apparteneva.

Ma non tutto è stato così semplice. Le prime settimane sono state intense, la lingua era nuova e difficile da comprendere per una, come me, abituata all’inglese scolastico; le strade, le case, le persone: tutto era diverso e travolgente.

Andare a scuola é stato strano. Il mio Liceo, Staples High School, era composto da 2000 studenti, suddivisi tra il primo e il quarto anno. Fin da subito ho frequentato regolarmente le lezioni, come se fossi uno studente americano, e sia gli studenti che i professori sono stati apertissimi ad aiutarmi e sostenermi.

Staples High non era particolarmente impegnativo come mole di studio, ma, essendo una delle scuole più quotate degli Stati Uniti, il lavoro per casa, composto da ricerche, video da ideare, progetti e test era sostanzioso. Una parte importante della vita dei giovani americani sono le attività extrascolastiche, come sport e club, ed è stato stupefacente scoprire quanti club ci fossero nella mia scuola: migliaia! Dal “ Nap club”, dove ci si trovava per discutere di bei libri e farsi un riposino,  a quello dei “Leader of tomorrow”, in cui gli studenti partecipanti hanno viaggiato per le capitali d’America prendendo parte a conferenze su problemi nazionali e mondiali.

Anche per quanto riguarda gli sport la scelta era ampissima e Staples offriva qualsiasi attività immaginabile, dalla barca a vela, al cheerleading, al tiro con l’arco, allo snowboarding.

A volte le persone mi chiedono: “ Com’è andata la tua vacanza, il tuo viaggio?”. Io rimango in silenzio a fissarle, con uno sguardo perso e la mente lontana, ma anche con un certo senso di fastidio, perché quello che ho vissuto non è stato soltanto un viaggio, un momento di pausa dalla scuola e dall’ordinario. Quello che ho vissuto è stata una vita intera, che ho dovuto incastrare in soli undici mesi, ma che hanno contato come anni. Per me quella era la mia vita, la mia casa, il mio ordinario. Descrivere ciò che uno studente di scambio ha vissuto penso sia impossibile, è un qualcosa che si deve provare sulla propria pelle.

E’ stata un’emozione strana,  quella che ho provato il primo giorno camminando per i corridoi della scuola, bianchi e immensi…non avrei mai pensato di diventare uno studente normale, così parte della comunità non solo scolastica, ma cittadina.

Durante questa esperienza ho cercato di fare il massimo e dare il massimo, ho frequentato corsi di psicologia, matematica, storia contemporanea, italiano, letteratura inglese, un paio di corsi riguardanti i ruoli dei sessi e in particolare della donna sia dal punto di vista storico che letterario. Benché sembri una materia poco “americana”, io ho avuto anche l’opportunità di frequentare un corso di latino e sono contenta di averlo fatto nel livello avanzato, cosa che mi ha permesso di dare un esame nazionale, a cui hanno partecipato scuole di tutti i 50 Stati degli USA, e di vincere il primo premio. L’opportunità di vivere tutto questo, di entrar a far parte di una comunità dall’altra parte del mondo, e di lasciarci un pezzo di me stessa, mi è stata data anche grazie al Rotary. Ho cambiato tre famiglie, perché così è richiesto dall’organizzazione, e tutte e tre sono diventate la mia famiglia. Ogni tanto quando mi viene chiesto qualcosa riguardo ai miei parenti non so cosa dire, non so a chi si riferiscano, ormai ne ho cosi tanti, vicini e lontani.

Il Rotary Youth Exchange Program non solo mi ha inserito in una scuola, in una famiglia e in una città, ma mi ha anche permesso di conoscere coloro che sono diventati i miei amici più cari, cinque ragazzi provenienti da Cile, Brasile, Germania, Thailandia e Taiwan, persone che hanno condiviso con me un solo weekend al mese per un anno, ma che hanno vissuto le mie stesse esperienze, provato le mie stesse preoccupazioni e gioie. Con loro ho visitato tanto, non solo New York City, ma anche Washington DC (capitale degli States), Boston, e numerose città in Vermont, Delaware, New Jersey, Connecticut, Massachusetts, California e Nevada.

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